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Archivio di Stato di Modena

Anonimo, Il Libro del Sarto, inchiostro su carta,1548 ca
Venezia, Biblioteca della Fondazione Querini Stampalia, Ms. Cl. VIII Cod. I (=994). c. 88.

Particolare con la raffigurazione di un letto matrimoniale di tipo monumentale, con le cortine per garantire riservatezza alla coppia, oltre che per proteggere dalla luce, dal freddo e dalle correnti d’aria.
Le coperte, come si vede nell’inventario di Lucrezia, furono foderate con tessuti pregiati come la seta. Il materasso è disposto sopra un cassettone di legno, spesso con cassepanche ai lati, utilizzate per conservare coperte e lenzuola, che a volte servivano anche come scale per accedere al letto.

 


Lenzuola, coperte, tessuti, tendaggi, arazzi e tappezzerie: il corredo di Lucrezia Borgia d’Este

Questa settimana condividiamo con piacere con voi qualche notizia sul ricco corredo della duchessa di Ferrara, e qualche nota sull’arredo dei suoi appartamenti, pubblicate nel volume: “I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este. Gli inventari del guardaroba (1502-1504) e delle gioie (1516-1519) nel fondo “Archivio Segreto Estense” dell’Archivio di Stato di Modena", edizione critica a cura di Diane Ghirardo con la collaborazione di Lorenza Iannacci e Francesca Speranza, Modena, Golinelli Editore, 2019.

Come ci racconta la storica Diane Ghirardo: oltre all’elenco lunghissimo dei vestiti, il corredo comprendeva altri oggetti: dalle gualdrappe per i cavalli alle lenzuola per il letto alle casse piene di tessuti preziosi. I cassoni nelle sue camere vennero inoltre riempiti di tovaglie ricamate, tendaggi, tappezzerie, scatole di varie misure, cortine per le porte e per i davanzali. Uno sparaviero di tessuto cambrai abbelliva il letto, mentre spallieri di seta ornavano le cassapanche e il baldacchino sopra il letto. Gli oggetti più numerosi del suo corredo erano però i costosi tessuti di broccato, velluto, seta, raso, damasco, e taffetà, tutti probabilmente variazioni di seta (v. nota 1).

Nell’Inventario del guardaroba (1501) troviamo registrati con estrema cura tutti i “fornimenti da letto”, ovvero le tende - le “cortine” - e gli “intorni”, i “pavaglioni” e le “travache”, ovvero l’insieme delle coperture in tessuto poste tutt’attorno al letto e al suo baldacchino. Lucrezia ne possedeva in diversi tessuti: broccato d’oro e velluto carmesino, raso, seta, damasco o taffetà, con e senza frange, e in diversi eleganti abbinamenti di colori e motivi decorativi, geometrici, “listati”, orientali “alla moresca”, o ricamati con fiori e foglie.
Vi erano poi cuscini e coperte di differenti pesantezze, adatte ad ogni tipo di stagione. Ne troviamo in raso carmesino o in broccato d’argento, in un raffinato “brochato d’oro bertino como una balzana entorno de veluto negro frapato posto sopra raxo turchino, fodrato di tella negra” (v. nota 2), in leggero taffetà bianco, o ancora una coperta “rossa de lanna pelosa” (v. nota 3).

Inventario del guardaroba (1501), cc. 53s-64s (pdf)

Non mancavano nell’elenco neppure i “matarazi” e i “cavezali”, ovvero i rialzi che si ponevano per tenere leggermente sollevata la parte superiore del materasso in corrispondenza della testa (v. nota 4).

[124d]
Matarazi, videlicet

Matarazi de raxo zaldo e pavonazo numero ***
Cavezali uno de raxo zalo e pavonazo
Mataraci de pignolato biancho n. 3, cavezali uno de pegnolato.
Matarazi viechi de pegnolati o telle n. 5.

Come abbiamo visto, il corredo della duchessa comprendeva perfino i “guarnimenti da cavalli” o i “panni da muli”, e nella lettura delle puntuali annotazioni del redattore dell’Inventario, che prese nota con estrema precisione di ogni variazione o riuso di tutti questi materiali, emergono ancora oggi vivide immagini della vita di corte: alcune coperte, ad esempio, vennero date ai mulattieri, o trasformate in “saioni” (giubboni con maniche) “alla francese”, o tagliate per altri usi (v. nota 5):

[63d]

Coperte de seda e de panno per li muli

Coperte dodexe de raxo pavonazo e zallo, fate a telli, de le quale sono 6 fodrate di tela rossa e 6 de tella celestra.

Coperte de panno zalde pavonazo, fate a liste n. 78. De dite coperte detene Vizenzo sei a li mulatieri. De dite coperte se n’è disfato per comission de la signora n. ***, le quale se ferno saioni 5 a la franzoxa a regazi cinque, con manege large guarnite del medesmo pano, e per la medesima guarnation andava una franza de dito pano da una parte a l’altra. De quello(2o) resto de le coperte taiate per diti saioni, se ne feze para cinque de calze per diti regazi, et uno paro a Cornelio, et uno paro al mosso de regazi, et uno zipon a Cornelio, e dui corpizioli a le mosse(42) de camara e pedana a due gonelle, che in tuto sonno coperte 9 1/2, disfata.
67 1/2.

[64s]

De le coperte più vechie fodrate di tella rossa del medesmo pano zaldo pavonazo, che furno adoperate per la via, sono in tuto 13, salvo una che li mancha uno tello.

Coperte rosse e bertine vechie, trovate in guardaroba a dì 12 de febraro 1504, n. 2.

L’Inventario riporta quindi anche tutta una serie di paramenti da camera, imbottiture e spalliere imbottite, oltre ad un grande numero di stoffe e tessuti preziosi, elencati minuziosamente per tipologia, che sicuramente all’epoca costituivano un rilevante patrimonio dall’alto valore economico. Troviamo velluti, damaschi, broccati e panni di raso di ogni tipo e colore, tessuti in seta come il taffetà, il tabì, o l’ “ormexin” - l’ermisino, un tessuto leggero di seta originario di Ormuz - o come il meno noto “cammellotto”, - o cambellotto, ciambellotto - un tessuto che poteva essere realizzato con lucido pelo di cammello, di capra o d’angora.

Inventario del guardaroba (1501), cc. 65d-84s (pdf)

Come spiega Ghirado, fra tutti questi prodotti tessili facenti parte del corredo di Lucrezia alcuni vennero utilizzati per confezionare vestiti, ma molti furono destinati a coprire le pareti delle camere personali della duchessa nella Torre Marchesana, come aveva fatto, a suo tempo, la duchessa Eleonora d’Aragona nello stesso luogo, prima del suo decesso nel 1493. Tre volte nei primi anni ferraresi, Lucrezia ristrutturò e ornò di nuovo le sue camere: la prima all’arrivo nel 1502, poi dopo il decesso del suocero nel 1505 e, in fine, a partire dall’ottobre 1506 quando la duchessa si trasferì nel Palazzo di Corte in seguito alla decisione di Alfonso di costruire i suoi Camerini nella via Coperta. Nell’ottobre del 1502 Bernardino de’ Prosperi descriveva così la decorazione della prima residenza di Lucrezia ad Isabella d’Este: «Intendo che sua signoria fornese tuta la camera de la torre dove mo’ sta de brochato d’oro e velluto morato bellessimi da la volta sina in terra. Et la volta la vuole fare mettere di azuro e oro, che serà una spesa assai signorile» (v. nota 6).

D’estate, invece, la duchessa alloggiò spesso nel padiglione esterno del giardino, dove trovò refrigerio. Il corrispondente di Isabella d’Este, El Prete, così descriveva le sue camere nel padiglione: «La prima stanzia aparata de coltrine, uno paramento da leto de raso alexandrino, una tavola grande e tapede [tappetti], la seconda tuta coperta di veluto verde, tapede terra senza letera, a un cantone uno dusero [dorsale] de veluto alexandrino con certi lavori de oro largi una spana, per sedere li soy matarazi coperti de raso a la divisa sua. L’altro camerino, dove la dorme e manza, è parato de spalere alte de raso a la divisa e tute sono fate a gropo con franzete de oro, sparavero de cambraia sopra il suo leto, tuto coperto de tappeti» (v. nota 7).

Quando Alfonso divenne duca, dopo la morte del padre nel gennaio del 1505, Lucrezia iniziò un programma di ristrutturazione delle sue camere, allargando, tra gli altri interventi, un balcone e la sala principale. Abbellì nuovamente le camere con tessuti di seta nera ricamati d’oro e velluto cremisino e il letto con coperte di seta alessandrina. Il nero era il colore più raro al tempo in quanto difficilissimo da produrre. Perciò l’allestimento delle sue camere in tal colorazione fu un’impresa di notevole costo, fortemente voluta in segno del lutto per il decesso del vecchio duca (v. nota 8).

Nell’ottobre del 1506 la duchessa cambiò residenza, trasferendosi dal Castello al Palazzo di Corte nelle camere prima occupate dal vecchio duca Ercole I. Il de’ Prosperi descrisse queste camere ad Isabella d’Este nell’aprile 1508, subito dopo la nascita dell’erede Ercole II: «Lo apparato de le camere è questo: in lo saloto primo non è altro cha nuno tapeto grande supra una tavola cum spalera e banchale. In l’anticamera grande è lo apparamento da lecto de raxo morello che fo de vostra matre de felice memoria, racamato a caspi de herba sempreviva, cum coltrine intorno a dicta camera dal soffitato sina a basso, assai belle, de lana e secta per una parte, fra li quale g’è quella del judicio de Daniele [Salomone] del puto, quando dixe: “dividatur etc”. In la camera de la stuffa grande sono le spalere facte a pavaglioni, che vano supra le cortine quando se appara la Sala grande, le quale sono attachate al cornixone dorato che cinge dicta camera. A lo primo camerino è lo apparamento, che fece fare la predicta fe[ce] me[ttere] del sparavero suo de trine, cum cortine intorno de raxo cremexin di apparamenti de casa. A lo camerino suo, dove sta lei, mo g’è uno sparavero de tella de argento cum uno franxone al capelletto de oro fillato e secta cum lenzoli de cambrai cum liste, facte per madonna Magdalena grecha già più dì. Et intorno ad epso camerino sono cortine de velluto morello cremexin e de tella d’oro. In la camera dorata, contigua ali dicti camerini, sta il putino in una camereta da campo de bachete come vedete Messer Benedetto. È coperta tuta de raxo, listato ala moresca, biancho cremexin e altri colori. La camera apparata intorno de pani de raci; poi g’è la cuna, posta denanci al lecto d’epsa camera, che è facta in modo ch’io non sciò se poterò descriverla ala signoria vostra. Prima è facto uno quadro longo circa sei pedi e largo circa cinque, cum uno montare de uno scalino, coperto il piano de pano bianco. Et per ogni cantone ge è una bassa quadra al anticha, alta uno pede e mezo, o circa, suso le quale surgon quatro colunne, che sustengono uno bellissimo architravo cum sue cornise, supra il quale architravo nasce un fogliame intagliato che abraza da una colunna al’altra per ogni quadra. Questo tuto, ch’io ho dicto, è posto d’oro senza altri colori e è apparato de cortine de raxo biancho e cussì il capitello. In mezo a questo quadro ge è una cuna in nova fosa, che dimonstra quasi uno sacrificio al antica, cioè uno saxo, quadro de sopra, ma concavo, che tiene la cuna in polexi e descende, sminuendosse cum certi ritorti, in modo che viene a ripossare in uno pede, e è tuto dorato come è il cesto. Supra la cuna è uno conperturo de tella d’oro cum li suoi lenzolecti de cambraia listati e cum certo drapo de lino lavorato bellissimo». Non era poi comune per una donna nobile, al tempo, avere con sè il suo neonato; l’accurata descrizione del de’ Prosperi dimostra il coinvolgimento diretto e l’affezione della duchessa nelle vite dei suoi figli fin dalla nascita (v. nota 9).

Un ulteriore elemento d’arredo erano certamente i preziosi arazzi, tra gli oggetti più interessanti presenti nel corredo. La tradizione delle tappezzerie con immagini risale all’Oriente; si è poi diffusa in Italia in particolare nei secoli dopo le grandi crociate. Non conosciamo la provenienza degli arazzi di Lucrezia, ma tra i grandi centri di produzione dell’epoca ci furono sicuramente le Fiandre; tale manifattura era presente, nel Quattrocento, anche a Ferrara come a Firenze, spesso gestita proprio da artigiani fiamminghi. Gli arazzi potevano valere quanto i gioielli preziosi (v. nota 10).

La tappezzeria di Lucrezia probabilmente fu arricchita con fili d’oro e d’argento e realizzata con tessuti costosissimi, di una qualità tale da catturare l’attenzione del cardinale Giulio dei Medici durante una delle sue visite a Ferrara [...]: Giuliano dei Medici nel 1515 chiese ad Ippolito d’Este di intervenire presso la duchessa per avere alcuni dei suoi arazzi in prestito per onorare il fratello Leone X al momento del suo ingresso in Firenze. Benché fosse una consuetudine, tra famiglie aristocratiche, il prestito di oggetti di valore compresa la tappezzeria, alla duchessa evidentemente l’idea non piacque, poiché, nonostante le pressioni provenienti dal cognato Ippolito I in favore del suo amico, Lucrezia negò la richiesta. [...] Su un totale di quattordici arazzi presenti nel corredo di Lucrezia, quattro rappresentavano (insieme a due ulteriori stoffe da appendere sulle porte) il Giudizio Universale, e quattro la storia del vigneto di Ahab, Jezebel e Nabot, tratto dal Primo Libro dei Re, un racconto che narra dell’arroganza e dell’abuso del potere, soggetto anche di un piccolo libro di Sant’Ambrogio. Le storie raffigurate sul resto degli arazzi sono, al pari, significative: trattano dello scorretto uso del potere personale dato dalla posizione sociale (come nel caso della storia di David e Uriah, e in quella del martirio di San Giacomo e di sua sorella Maria ad opera di Marade) o della rettitudine, (come in quella di Melchisedech re di Salem, cioè re di pace). Cinque degli arazzi raffigurano le storie della Beata Vergine, compreso un «razo con la istoria de la Concezione de Nostra Dona». Uno degli arazzi più grandi era collocato sopra il letto di Lucrezia; esso narrava l’episodio di Abramo e il Faraone (Genesi 12: 10-20), nel quale le menzogne di Abramo portarono al matrimonio della moglie Sara con il sovrano egizio e furono la causa della punizione divina inferta al popolo nilotico. Osservando l’insieme di disegni dei differenti arazzi, possiamo intuire il trasporto di Lucrezia verso temi come l’equità del giudizio divino, come unica vera giustizia, e quello verso la rettitudine (come nell’esempio di Melchisedech), ma soprattutto l’interesse per quello opposto dell’abuso del potere. Per una persona del ventunesimo secolo è difficile non domandarsi perché Lucrezia avesse così a cuore il tema della giustizia e del giudizio divino, e se nello specifico non tentasse di ricordare a sé stessa di non rendersi partecipe degli abusi e delle prevaricazioni tanto comuni in chi detiene il potere, come nel caso di suo padre e suo fratello, rispettivamente papa e Ambrogio rivolse la sua attenzione in particolare all’avarizia, alla corruzione e all’ingiustizia.[...]
Le immagini e gli arazzi rappresentavano dunque quotidiani memorandum dei suoi obblighi come duchessa e del suo impegno nella ricerca dell’equità e dell’umiltà necessarie al cospetto della giustizia universale (v. nota 11).

Auspicando di avervi intrattenuto piacevolmente pur trattando temi complessi, ricordiamo, come già detto, che il nostro intento è offrire pillole e brevi assaggi del contenuto di un volume del tutto peculiare, costituito da varie parti: una rigorosa edizione critica di documenti conservati nell’Archivio di Stato di Modena, una disamina storica sul tema dei gioielli, acconciature e mode rinascimentali, un ricco apparato di immagini a colori di oggetti museali d’epoca o tratte da opere pittoriche del periodo indispensabili per apprezzare meglio il tema trattato.

Per una completa lettura, il libro è acquistabile contattando Lapam Confartigianato Modena - Reggio Emilia:
tel. 059 893 111 o mail: elena.baraldi[at]lapam.eu

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Note

1: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, p. XXXIV
2: Inventario del guardaroba (1501), c. 58d
3: Inventario del guardaroba (1501), c. 59s
4: Inventario del guardaroba (1501), c. 124d
5: Inventario del guardaroba (1501), c. 63d-64s
6: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, p. XXXVI; ASMn, Archivio Gonzaga, Esteri, Ferrara, b. 1238, fasc. 295, Bernardino de’ Prosperi ad Isabella d’Este, 6 ottobre 1502
7: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, p. XXXVIII; ASMn, Archivio Gonzaga, Esteri, Ferrara, b. 1238, fasc. III, El Prete a Isabella d’Este, 4 giugno 1502
8: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, pp. XXXVI-VIII
9: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, pp. XXXVIII-XL; ASMn, AG, Esteri, Ferrara, b. 1242, fasc. XIII, Bernardino de’ Prosperi ad Isabella d’Este, 27 aprile 1508; il testo è stato pubblicato in Catalano, 81-83.
10: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, p. LXXVII; Gli arazzi sono registrati nell’Inventario del guardaroba (1501) alle cc. 65d-66s sotto la voce “Pani de razi figurati”
11: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, pp. LXXVII-LXXIX

Riferimenti bibliografici:

Le notizie e i brani della trascrizione dei due inventari sono estratti dal volume:

"I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este. Gli inventari del guardaroba (1502-1504) e delle gioie (1516-1519) nel fondo “Archivio Segreto Estense” dell’Archivio di Stato di Modena", edizione critica a cura di Diane Ghirardo, con la collaborazione di Lorenza Iannacci e Francesca Speranza, prefazioni di Anna Maria Buzzi e Patrizia Cremonini, Golinelli Editore 2019

Della vasta bibliografia prodotta su Lucrezia Borgia ci limitiamo qui a segnalare alcuni note e fondamentali opere legate all'argomento della rubrica:

Catalano Michele, Lucrezia Borgia duchessa di Ferrara, con nuovi documenti, note critiche e un ritratto inedito, Ferrara, A. Taddei, 1920.

Tamalio Raffaele, “Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara”, in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 66 (2006)
http://www.treccani.it/enciclopedia/lucrezia-borgia-duchessa-di-ferrara_(Dizionario-Biografico)/

Trenti Giuseppe, Voci di terre estensi. Glossario del volgare d’uso comune (Ferrara - Modena) da documenti e cronache del tempo secoli XIV-XVI, Vignola, Fondazione di Vignola, 2008

Sulla ricostruzione degli allestimenti e dei lavori nelle camere di Lucrezia nel Castello Estense di Ferrara si veda in particolare:

Menegatti Maria Lucia, Il cantiere della duchessa in castello, in Ballarin Alessandro e Menegatti Maria Lucia, Il Camerino delle pitture di Alfonso I, Cittadella, Bertoncello Arti grafiche, 2002, vol. 4, pp. 123-182.



Ultimo aggiornamento: 28/09/2023