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Archivio di Stato di Modena

Anonimo italiano, Libro delle Ore secondo il Rito Romano
inchiostro su pergamena, 1499
Philadelphia, Free Library, Rare Books Collection, Ms. Lewis E 119, c. 9r.

A sinistra le armi estensi, a destra, quelle borgiane: alla base è presente lo stemma di Lucrezia dopo il matrimonio con Alfonso d’Este, con il suo emblema inquartato con quello del marito. Queste armi furono utilizzate dalla duchessa fino alla morte del suocero nel gennaio 1505.

 


La biblioteca di Lucrezia Borgia d'Este

Concludiamo la nostra rubrica dedicata ai “Tesori” della duchessa di Ferrara con qualcosa che non rivestiva soltanto un valore patrimoniale, anche qualora si trattasse di opere rare o preziosamente miniate, ma che aveva prevalentemente un valore morale e spirituale: i libri, che è possibile ascrivere alla biblioteca personale di Lucrezia proprio grazie al loro inserimento negli Inventari pubblicati nel volume: “I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este. Gli inventari del guardaroba (1502-1504) e delle gioie (1516-1519) nel fondo “Archivio Segreto Estense” dell’Archivio di Stato di Modena", edizione critica a cura di Diane Ghirardo con la collaborazione di Lorenza Iannacci e Francesca Speranza, Modena, Golinelli Editore, 2019.

A conclusione dell’Inventario del guardaroba infatti, dopo abiti, tessuti, arredi e accessori di varia natura, sono registrati 15 volumi che Lucrezia portò con sé da Roma a Ferrara.

Inventario del guardaroba (1501), cc. 127s – 128s (link)

Ne troviamo in carta o in pergamena - carta bergamina o carta pechorina -, un esemplare anche in preziosa carta banbaxina - carta bambagina, morbida e pregiatissima carta in pura cellulosa-, alcuni a stampa, altri manoscritti e riccamente miniati in oro, con borchie (azulli) e fermagli in oro, argento o ottone, e rivestiti in velluto o cuoio di vari colori. Tuttavia, uno dei dati di maggiore interesse è la tipologia di questi testi: quattro volumi sono in lingua spagnola, catalana o castigliana, di altri quattro si specifica che sono in lingua volgare; accanto a un Dante commentato, a stampa (v. nota 1), e a un Petrarca manoscritto su pergamena, di piccolo formato, troviamo una prevalenza di opere di carattere religioso e spirituale, dalle Epistole de santa Catelina da Sienna (v. nota 2) a testi e lettere tratte dai Vangeli, vite dei Santi o libri di esercizi spirituali. Accanto a testi filosofici (v. nota 3), cronache o opere di trattatistica (v. nota 4) abbiamo anche un libro di grammatica latina classica (v. nota 5), un canzoniere e un libro di versi spagnoli (v. nota 6) e un “libro de ventura vechio”, forse un romanzo cortese, che nell’insieme ci danno un quadro estremamente variegato degli interessi e delle passioni della duchessa.

Ghirardo ci descrive più nel dettaglio queste opere: sebbene Lucrezia conservasse edizioni della Commedia di Dante, un’opera non identificata di Petrarca, probabilmente il Canzoniere, un libro di filosofia, due storie, due libri di poemi e di canzoni in spagnolo, la Grammatica di Donato e un vecchio racconto d’avventura, gli altri sei libri erano specificamente di natura religiosa: le lettere di Santa Caterina da Siena, le Epistole, Lo Specchio della fede di Guglielmo de Saint-Thierry, la Legenda Sanctorum in italiano, una vita di Cristo in catalano, e un libro «chiamato el dodexe del cristianno in lingua valentianna», probabilmente il dodicesimo libro dell’enciclopedia catalana, Lo Crestià, del frate Franciscus Eiximenis (v. nota 7). In questo testo Eiximenis proponeva una serie di riflessioni su come un sovrano cristiano avrebbe dovuto governare il suo Stato, un chiaro riferimento agli impegni che la duchessa dovrà affrontare nel suo ruolo di governatrice. Non si tratta in nessun caso di libri di rapida e agevole lettura, ma di testi che invitano alla meditazione e alla riflessione. [...]

Il frate dedica poi un’attenzione particolare alla nobiltà, evidentemente ben cosciente della tendenza di questa a privilegiare il lusso e i piaceri mondani, dimenticando le proprie responsabilità verso la comunità. […] Il principe, nella visione di Eiximenis, ha la responsabilità più grande di tutti, poiché, oltre a condurre un vita pia e cristiana, deve ergersi ad exemplum agli occhi dei sudditi ed indurli a seguire una vita di virtù e di onestà perché solo in tal modo la comunità può fiorire. Eiximenis riconosce perciò il ruolo della ricchezza, ma ne critica l’abuso. Non è difficile individuare i punti probabilmente più interessanti per la duchessa del pensiero del frate francescano. Sicuramente la preoccupazione per il giusto utilizzo della ricchezza, la lode delle virtù dei mercanti, il ruolo essenziale svolto dalla moglie del principe nell’amministrazione del regno. […] Evidentemente Lo Crestià era diventato quasi subito oggetto di discussione tra la duchessa, il duca e il suocero Ercole I, perché l’inventario del 1502 specifica che «lo tiene el duca».

Le lettere di Santa Caterina da Siena secondo tradizione furono dettate dalla giovane santa e indirizzate ai sovrani e ai religiosi di tutta Europa, dal Papa al Re di Francia, nel tentativo di spronarli a mettere fine alla cattività avignonese del papato riportandolo a Roma. Anche per Caterina l’amore era centrale nella sua missione e nella sua fede, e rappresentava la base imprescindibile delle sue meditazioni. […] Il desiderio della duchessa di rispettare i precetti e le disposizioni assimilate anche da questi libri, specie la carità e l’amore per gli altri (in particolare verso i poveri), venne trasmesso anche ai figli. […] Da queste letture la duchessa certamente aveva ereditato le sue idee sull’esperienza di fede e la progressione personale, sulla speranza e l’amore nel percorso verso Dio; le sue meditazioni, sia attraverso gli oggetti sia con le letture sacre, erano dirette a varcare il confine tra la vita quotidiana e l’amore divino nell’intimità personale. La quotidianità comprendeva proprio questa prassi per osservare la pratica devozionale interiore anche nel corso degli eventi pubblici (v. nota 8).

Oltre a questi volumi, che la duchessa portò con sé al suo arrivo a Ferrara, anche nell’Inventario delle gioie troviamo annotati offici e breviari preziosi, come ad esempio (v. nota 9):

[16v]

216. Uno officiolo di la Madonna guarnito di oro battuto, al presente è in guardarobba. El presente officio non lo tene più madonna Diamante, ma è scritto più innanzi ove se dice che è coperto di velluto verde, a n. 380.

[20v]

273. Uno breviario guarnito di argento, adopera la signora. Non visto

[24v]

(377.) Uno diurno scritto a mano in carta bona, coperto di raso morello cum gli azulli di argento dorati. Visto

(378.) Uno breviario scritto a mano in carta bona, coperto di cordoano rosso cum gli azulli di argento. Visto

(379.) Uno officio della Madonna aminiato coperto di velluto morello vechio cum uno azulletto piccolo de ottone smaltato. Visto

(380.) Uno officio della Madonna bellissimo in carta bona scritto a mano cum minii bellissimi coperto di velluto verde et cum gli azulli di oro battuto. Non visto

(381.) Uno breviario romano piccolo a stampa coperto di velluto negro senza azulli. Visto

(391.) Uno officiolo scripto a pena cum li septe psalmi et altre oratione novamente fatto, coperto de veludo negro cum li azulli de arzento cum l’arma de papa Iulio. Visto

(394.) Uno officiolo de la Madona in lettere francese novamente coperto de veludo negro. Visto

Come spiega Ghirardo, l’officiolo al n. 391 e decorato con lo stemma di Giulio II della Rovere potrebbe essere il prezioso breviario miniato con fermagli in argento, offerto in dono a Lucrezia dal pontefice, oggi conservato alla Free Library of Philadelphia (v. nota 10), che già Maria Bellonci ipotizzò come appartenuto alla duchessa.

Nonostante copertina e rilegatura siano state sostituite nel corso del XIX secolo, il colore e i materiali sono rimasti gli stessi e, esattamente come descritto nell’inventario, questo libro insolitamente non ha le chiusure in argento o i fermagli; è inoltre realizzato a mano su pergamena ed include una serie di miniature. La presenza dello stemma di Alfonso d’Este sulla sinistra e di quello di Lucrezia sulla destra, uniti insieme in un altro stemma nella parte inferiore, rende manifesto il fatto che esso sia appartenuto a Lucrezia. […]

Libri delle Ore come quelli presenti nella collezione di Lucrezia servivano come ponte tra l’intimità della devozione individuale e le pratiche spirituali della messa e degli altri rituali collettivi. In tal modo essi vanno a rappresentare lo specifico centro della sua religiosità più intima, nel mezzo di un più ampio ventaglio di diverse possibilità. […] Il culto mariano del tardo Medioevo e del primo Rinascimento univa la riflessione sul concetto di umanità di Cristo nella sua sofferenza sulla croce a quello della Madre tormentata e addolorata per la perdita del Figlio; di qui l’accostamento delle immagini della Vergine e di Gesù nell’iconografia della Passione. Il fatto che Lucrezia avesse perso tre dei suoi figli nati vivi nell’arco di pochi anni aveva reso ancora più importante ai suoi occhi il significato e il valore simbolico di queste immagini raffigurate nei suoi gioielli e preziosi monili. Tuttavia dopo la perdita dei primi due figliuoli avuti con Alfonso d’Este, il più grande dolore per la duchessa fu il decesso nel 1512 del figlio Rodrigo d’Aragona, duca di Bisceglie (v. nota 11).

Non è possibile stabilire con sicurezza la vita spirituale di una donna che visse cinquecento anni fa più di quanto sia possibile farlo per chiunque oggi. Nonostante ciò, le pratiche devozionali di Lucrezia, l’enfasi da lei posta in certe preghiere e certe immagini pie, i sacri oggetti che faceva indossare ai suoi figli, i manufatti appesi alle pareti delle sue camere e che decoravano la sua cappella, i libri di meditazione, le questioni sollevate nelle lettere al suo confessore, insomma, tutto l’apparato materiale e spirituale degli spazi più segreti della sua vita e della sua persona, permettono almeno di delineare il suo carattere generale e di tratteggiare le sue pratiche spirituali e, cosa forse più importante, di individuare e delineare un insieme di preoccupazioni che erano cruciali per un regnante cristiano alle soglie del Cinquecento in Italia (v. nota 12).

Auspicando di avervi intrattenuto piacevolmente pur trattando temi complessi, ricordiamo, come già detto, che il nostro intento è offrire pillole e brevi assaggi del contenuto di un volume del tutto peculiare, costituito da varie parti: una rigorosa edizione critica di documenti conservati nell’Archivio di Stato di Modena, una disamina storica sul tema dei gioielli, acconciature e mode rinascimentali, un ricco apparato di immagini a colori di oggetti museali d’epoca o tratte da opere pittoriche del periodo indispensabili per apprezzare meglio il tema trattato.

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Note

1: Inventario del guardaroba (1502) nota n. 117 p. 58: vi furono parecchie edizioni della Commedia dantesca commentate da Cristoforo Landino, compresa una del 1491.
2: Inventario del guardaroba (1502) nota n. 111 p. 57: la prima edizione di trentuno lettere di santa Caterina da Siena fu stampata a Bologna nel 1492. Nel 1495, il privilegio di stampare fu esteso a Girolamo Biondo e Giovanni Battista, un progetto non portato a termine. Nel 1500 Aldo Manuzio pubblicò un’edizione a stampa di trecentocinquantatre delle trecentosessantotto lettere della santa. Manuzio nacque vicino Roma attorno al 1450, passando tempo a Roma negli stessi circoli del cardinale Rodrigo Borgia; è ben possibile che l’edizione Aldina fu quella portata da Lucrezia a Ferrara. Nel dicembre 1502 Alessandro VI gli consegnò il privilegio esclusivo del font italico inventato dallo stesso Manuzio e adoperato per la prima volta nell’edizione delle lettere di Santa Caterina del 1500.
3: Inventario del guardaroba (1502) nota n. 118 p. 58: Girolamo Manfredi, De homine, ovvero Il libro del perché (1474); seguendo la tradizione aristotelica dei Problemata, Manfredi ricorre alla scienza medica e fisica per spiegare dei fenomeni. Girolamo Manfredi. Liber de homine - Il perché, a cura di A. L. Trombetti Budrieri e F. Foresti, Bologna, Edizioni Luigi Parma, 1988.
4: Inventario del guardaroba (1502) nota n. 112 p. 57: si tratta del dodicesimo libro dell’enciclopedia catalana, Lo Crestià, del frate francescano Francesç Eiximenis, scritto fra 1385 e 1392. Un trattato di 907 capitoli divisi in otto parti, uno studio dei princìpi fondamentali del governo delle città e delle comunità, la prima metà del Dotzè del Crestià pubblicata in Valencia, Lambert Palmart, 1484.
5: Inventario del guardaroba (1502) nota n. 120 p. 58: Elio Donati (Aelius Donatus), Ars grammatica maior, libro di grammatica databile alla metà del quarto secolo a.C. Il libro tratta delle otto parti del discorso: nomen, pronomen, verbum, adverbium, participium coniunctio, praeposito, inteiectio, seguito da capitoli che trattano di fonetica, metrica, e stilistica.
6: Inventario del guardaroba (1502) nota n. 113 p. 57: conservato presso la Biblioteca Estense Universitaria, a.R.8.9. Si veda Jacopo Gesiot, Mezzogiorno aragonese e settrione cortigiano: una direttrice per la diffusione delle culture iberiche in Italia, in « Historias Fingidas », 4 (2016), 205-32, 215-16.
7: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, p. LXXIII e nota n. 128: il primo libro dell’opera di Eiximenis appartenente a Lucrezia è a Modena: Biblioteca Estense Universitaria, F. Eximenes, Crestiá: primer llibre, ms. alpha. X.3.5
8: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, pp. LXXII-LXXV
9: Inventario delle gioie (1516-1519), cc. 16, 20, 24
10: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, p. LX e nota n. 91.
Free Library of Philadelphia, Rare Book Department, Book of Hours, Use of Rome, ms. Lewis E 119
11: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, pp. LX-LXIII
12: Diane Ghirardo, I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este, p. LXXXI

Riferimenti bibliografici:

Le notizie e i brani della trascrizione dei due inventari sono estratti dal volume:

"I Tesori di Lucrezia Borgia d’Este. Gli inventari del guardaroba (1502-1504) e delle gioie (1516-1519) nel fondo “Archivio Segreto Estense” dell’Archivio di Stato di Modena", edizione critica a cura di Diane Ghirardo, con la collaborazione di Lorenza Iannacci e Francesca Speranza, prefazioni di Anna Maria Buzzi e Patrizia Cremonini, Golinelli Editore 2019

Della vasta bibliografia prodotta su Lucrezia Borgia ci limitiamo qui a segnalare alcuni note e fondamentali opere legate all'argomento della rubrica:

Tamalio Raffaele, “Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara”, in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 66, 2006 (link)

Gesiot Jacopo, Mezzogiorno aragonese e Settentrione cortigiano: una direttrice per la diffusione delle culture iberiche in Italia, in «Historia Fingidas», 2016, 4, pp. 205-232.

Rogers D. Mary, A Partial Edition of Francesc Eiximenis’ Dotzè del crestià (chs. 1-97), PhD dissertation, University of Toronto, 1987.

Webster John, A Critical Edition of El Regiment de Princeps by Francesc Eiximenis, PhD dissertation, University of Toronto, 1969.

Zarri Gabriella, La religione di Lucrezia Borgia. Le lettere inedite del confessore, Roma, Roma nel Rinascimento, 2006.



Ultimo aggiornamento: 17/03/2023